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Lucia Cavallari - Michele Cavallari

  Fratelli, siamo entrambi musicisti. Dopo la formazione musicale e dopo parecchie esperienze in questo campo, decidiamo di specializzarci nello studio delle potenzialità del suono e ci diplomiamo alla Scuola Quadriennale di Musicoterapia di Assisi.
  La nostra collaborazione professionale inizia intorno al 2000, quando ci dedichiamo al progetto di unire e fondere due mondi apparentemente lontani:  Musica e Medicina.

  L’ambito di intervento che più ci appassiona è quello neuropsicologico, oltre a quello della ricerca correlata (da sempre studiamo il rapporto che lega il suono all’attività cerebrale, così come quello che unisce suono ed emozione).
  Operiamo a lungo in questo campo, includendo a poco a poco altri ambiti di attività, così da affinare la nostra competenza in diverse patologie.
  Fra i settori principali: neuropsichiatria infantile, psichiatria, neuropsicologia, esiti di lesioni cerebrali (dal coma all’intero iter riabilitativo), demenze senili e disturbi della memoria, disturbi cognitivi, afasia e disturbi del linguaggio, disagio psicologico, disagio sociale.
  Il lavoro in questi ambiti ci regala nel tempo una preziosa capacità, cioè quella di riuscire a comunicare anche là dove i canali consueti siano preclusi, o alterati dalla patologia stessa. Un esempio fra tutti: dialogare con una persona in coma, e non certo a parole.
  Ecco perché il nostro percorso lavorativo restituisce via via una grande conoscenza dell’essere umano e, parallelamente, la possibilità di esaminare e utilizzare il suono come strumento altamente comunicativo. Questo ci permette oggi di allargare ulteriormente i confini, trasferendo le nostre competenze a molte altre situazioni e condizioni umane patologiche, o alterate, o anche soltanto difficili da vivere.
  Qualsiasi nostro percorso terapeutico prende il via dalla comunicazione e, ancor prima, dall’ascolto.
  Non è quello che fa ogni musicista, quando si prepara a suonare con gli altri? Ecco, la nostra sfida costante è proprio quella di far confluire la capacità di ascolto e di dialogo – sonoro e non – in un veicolo di cura e di aiuto alla persona.

  
  

  Via via che estendiamo la pratica clinica e approfondiamo la ricerca sugli effetti del suono e della musica, cominciamo a delineare i principi essenziali del nostro metodo, che poi diventerà il Metodo Cavallari®.
  Di seguito la denominazione completa.



  Dopo alcuni anni, le continue conferme del potere terapeutico del suono e della musica ci spingono a un ulteriore passo. Nasce così l’Associazione Ferrara InSuono, finalizzata alla diffusione della musica e della musicoterapia in ambito ospedaliero.




Il logo da noi creato per l’Associazione allude sia alla Musica sia alla Medicina,
attraverso la fusione tra la figura musicale e il caduceo

  Quanto al settore della musica, una prima manifestazione viene organizzata nel dicembre 2005 in collaborazione con Giordano Tunioli, compositore e direttore d’orchestra molto sensibile ai temi umani. In occasione del Natale, Giordano Tunioli – all’epoca direttore del Conservatorio Girolamo Frescobaldi di Ferrara – organizza una serie di concerti in ospedale. Partecipano gli studenti del Conservatorio, impegnati sia in formazioni cameristiche sia in formazioni corali, fra le quali anche un coro di voci bianche.
  Il contatto con la malattia e la sofferenza regala agli stessi studenti un’esperienza formativa importante, che va ben oltre il successo e la calda partecipazione del pubblico dei degenti, dei familiari e del personale ospedaliero.


Programma di uno dei concerti in ospedale
(clicca sull’immagine per ingrandirla)

  L’associazione Ferrara InSuono viene presentata ufficialmente il 28 marzo 2006 con un Convegno Internazionale dal titolo Progetto InSuono: Musica e Musicoterapia entrano in reparto.

  Ospite della giornata è Uto Ughi, la cui presenza testimonia sia la portata dell’evento, sia il sostegno all’utilizzo del suono come strumento di intervento e di cura.
  La sera stessa, a conclusione del convegno, Uto Ughi e Alessandro Specchi offrono un concerto al Teatro Comunale di Ferrara.
  (Per maggiori informazioni, v. la pagina Convegni)


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Uno degli articoli riguardanti il convegno e il concerto
(Isabella Cattania, Il Resto del Carlino, 28 marzo 2006)

  Nel giro di un mese prende il via la nostra attività presso il Dipartimento di Neuroscienze/Riabilitazione - Settore Medicina Riabilitativa di Ferrara  San Giorgio – centro di eccellenza nel campo della neuroriabilitazione – dove rimaniamo per quasi dieci anni.
  Il nostro lavoro con il suono è rivolto a tutti i pazienti della struttura e, in particolare, a quelli del Modulo UGC  (Unità Gravi Cerebrolesioni Acquisite)  e NPS  (Unità di Neuropsicologia).
  Il modulo UGC accoglie persone con esiti di coma: stato vegetativo, stato minimamente responsivo, fase di riabilitazione conclusiva. Il Modulo NPS si occupa di persone affette da disturbi dell’attenzione, della memoria, del linguaggio – per esempio afasia – e del comportamento.
  Come già accennato, abbiamo in carico pazienti con quadri clinici ben diversi. Questo significa che il nostro lavoro di terapia del suono ha l’opportunità di modularsi in funzione di una grande varietà di sintomi, spaziando dal trattamento di alterazioni cerebrali più o meno gravi – come espresso sopra – fino ad arrivare alla riabilitazione motoria.

  
  

  Le nostre particolari modalità di lavoro, intanto, attirano l’attenzione di Nino Bizzarri, regista di RAI International. Nel 2007 Nino Bizzarri prende contatto con noi e, dopo più di una settimana di permanenza in ospedale – osservazione, colloqui e riprese – realizza un documentario sulle Artiterapie, dal titolo L’arte che cura.

  Nella stesura finale del documentario – della durata di sessanta minuti circa – il regista delinea tre realtà italiane: la musicoterapia all’Ospedale di Riabilitazione San Giorgio di Ferrara (Lucia e Michele Cavallari), la musicoterapia al Centro S. Alessio di Roma (Rolando Benenzon) e, ancora a Roma, la danza-movimento-terapia (Marcia Plevin e Paola Campagna).

  Il documentario L’arte che cura va in onda in Australia, Asia, Sud America, USA e Canada nel gennaio 2008.
   Di seguito, alcuni momenti delle riprese



  Affianchiamo intanto al nostro lavoro in reparto una nuova e stimolante attività di ricerca, imperniata sul rapporto stimolo sonoro/risposta cerebrale. Vogliamo creare un test di valutazione delle abilità percettive uditive, atto a individuare le aree cerebrali alterate da una lesione.
  Realizziamo così uno specifico Test sonoro, ormai parte integrante del Metodo Cavallari®.
  Il Test sonoro resta a lungo fra gli esami di routine del Modulo di Neuropsicologia, sia come test di ingresso sia come strumento di verifica e di controllo. Per la frequenza con cui lo utilizziamo e per la validità dimostrata, ne estendiamo ben presto l’applicazione agli altri pazienti della struttura.
  I primi risultati del Test sonoro vengono presentati nel 2008 con un Convegno Nazionale al Teatro Comunale di Ferrara.   (
Per maggiori informazioni, v. la pagina Convegni)
  Alcuni momenti del convegno vengono inclusi nelle riprese che una troupe di RAI Notte sta girando proprio in quei giorni su di noi e sul nostro lavoro.
  Contrariamente al documentario di RAI International, questo servizio è dedicato esclusivamente a noi e alla nostra attività di terapeuti del suono. Ha una durata di trenta minuti circa e ha per titolo Musicoterapia: una nota ci salverà. Va in onda su RAI 2 nel febbraio 2009.


Intervistati con un paziente da Silvia Guida,
nel servizio televisivo
Musicoterapia: una nota ci salverà

  Un altro canale importante per la presentazione del Test sonoro è il XXXVI Congresso Nazionale S.I.M.F.E.R. – Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitativa – che nel 2009 pubblicherà un nostro studio proprio su questo argomento.   (
Per maggiori informazioni, v. la pagina Convegni)

  Parallelamente all’attività clinica e di ricerca, diamo il via a un’altra attività che tuttora ci vede impegnati e che portiamo avanti con molta passione. Si tratta della proposta di corsi e seminari rivolti a gruppi e fondamentalmente di tre tipi.

  Il primo genere di corsi è quello che abbiamo definito Corsi per la persona (CP). Si tratta di corsi destinati alle situazioni di disagio più diverse, dalle piccole nevrosi del nostro vivere quotidiano fino a sintomi circoscritti e specifici: il morbo di Parkinson, l’Alzheimer, l’autismo, e così via.
  Il secondo è quello dei corsi che abbiamo definito Corsi specifici per il lavoro (CSL). Sono dedicati alle più varie categorie di professionisti, per problemi nati in ambito lavorativo e con diversi obiettivi in base alle richieste.
  Il terzo, infine, è quello dei Corsi di formazione professionale (CFP). Si rivolgono a chi ha già una preparazione in ambito musicale – musicisti, esperti musicali, musicoterapeuti – e sono volti al miglioramento del proprio rapporto con il suono e la musica, o all’approfondimento degli aspetti che riguardano la terapia del suono.  (Per maggiori informazioni, v. la pagina I Corsi)

  Citiamo quale esempio di Corso di formazione professionale il seminario tenuto per la Mahler Chamber Orchestra (MCO) e suddiviso in una parte teorica (lezioni frontali) e una parte di pratica musicale con i pazienti.  (Per maggiori informazioni, v. la pagina I Corsi)
    Di seguito, alcuni momenti del seminario con la Mahler Chamber Orchestra




  Nell’anno accademico 2012/13 fondiamo e attiviamo il Biennio sperimentale di Specializzazione in Musicoterapia di II livello – in convenzione con l’AOU di Ferrara e il Conservatorio Girolamo Frescobaldi di Ferrara – che seguiamo per un anno in qualità di docenti di riferimento.

  In quel periodo e per diversi anni, veniamo invitati come docenti in vari corsi universitari, fra i quali per esempio il Corso di perfezionamento in Musica e Musicoterapia in Neurologia presso il Dipartimento di Scienze Biomediche e Chirurgiche - Sezione Clinica Neurologica, Università degli Studi di Ferrara.



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     Che altro dire di noi ?

  La nostra collaborazione trae grande vantaggio dalle rispettive formazioni in campo musicale, caratterizzate da differenze significative: la scelta dello strumento principale, i gusti musicali, le competenze tecniche, ulteriori e diverse esperienze lavorative.
  Ci siamo resi conto che tali diversità danno un contributo del tutto particolare alla nostra attività di terapeuti e constatiamo quotidianamente i vantaggi del lavoro di coppia.

  Oggi, per noi, lavorare con la Terapia del suono significa ritrovare ogni giorno l’aspetto che lega l’amore per la musica alla cura del prossimo: non c’è soddisfazione più grande del rendersi conto che la propria passione è diventata un mezzo per aiutare gli altri.