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  Grazie all’utilizzo del suono e ai suoi portati universali, il Metodo Cavallari® è in grado di operare in campi molto diversi e in un range di intervento da considerare nella sua globalità: da uno stato non alterato fino alla patologia vera e propria.
  Il Metodo Cavallari® nasce in ambito neuroriabilitativo e si rivolge in un primo tempo a persone con lesione cerebrale di qualsiasi origine. Si espande in seguito, a poco a poco, parallelamente alle nostre esperienze e alle nostre ricerche.
  In ambito clinico, il Metodo Cavallari® comprende il Test sonoro e l’Anamnesi sonora, articolati entrambi in due versioni specifiche (v. oltre). Si tratta di modelli creati appositamente per l’iter terapeutico e rivelatisi nel tempo alleati preziosi, tanto da fare ormai parte integrante del Metodo.
IL METODO


È, la musica,
come una possibilità che non ha avuto seguito;
l’umanità ha imboccato altre strade,
quella del linguaggio parlato e scritto.


Marcel Proust

  Utilizzare il suono a fini terapeutici significa ripristinare l’universale competenza a cui Proust fa riferimento e di cui il Metodo Cavallari® si avvale ampiamente.
  Il Metodo Cavallari® intende riportare a poco a poco la persona verso quel mondo integro e funzionale che la musica ancora conserva, secondo la logica di una memoria antica.
  E la musica è un linguaggio, anche se non nel senso letterale del termine. Come tutti i linguaggi, offre la possibilità di costruire risposte pertinenti a domande logiche. È questo ciclo continuo di domanda e risposta che dà vita al dialogo terapeutico. Un dialogo atipico – costruito sul suono e non sulla parola – che mantiene in sé una logica intrinseca, così come tutti i dialoghi umani di ogni tempo e luogo.

  Particolarità del Metodo Cavallari® è la sua attenzione al singolo suono, che diventa riferimento costante. Suono quale elemento minimo di un linguaggio universale e al tempo stesso privato, poiché presenta sfaccettature diverse per  ciascun  essere  umano.
  Non fornisce al terapeuta informazioni circoscritte né veicola contenuti espliciti, ma è in grado di svelare – a chi lo sappia comprendere – i vissuti essenziali della persona, dei suoi sintomi e delle sue reali necessità.

  Confortato da autentici risultati, il Metodo Cavallari® prevede uno studio accurato dei parametri sonoro-musicali e il loro successivo utilizzo, in base alla convenienza che essi offrono in quel momento, per quella persona, con quel determinato sintomo. È quindi in grado di costruire la terapia articolandola su ogni dettaglio dell’intero quadro clinico e calibrando via via gli stimoli sonori con spostamenti anche infinitesimali, in un continuo divenire, in base alle necessità dell’altro.



  Il Metodo Cavallari® tiene in massima considerazione le innumerevoli implicazioni dell’universo sonoro e ne riconosce i poteri più celati di vibrazione acustica, di stimolazione cerebrale, di potenziamento della capacità di concentrazione, di recupero della memoria, di attivazione della motricità, di incidenza psicologica e, non ultimo, di comunicazione.
  Abbraccia quindi in uno sguardo di insieme il fenomeno sonoro-musicale – con i suoi sottintesi, le dinamiche, le condotte, le suggestioni evidenti – e ne estrapola gli elementi utili ai fini del trattamento. Questo permette di avere – e di offrire – un migliore controllo del materiale sonoro, oltre a consentire un lavoro fruttuoso perché estremamente preciso.
  Grande protagonista resta la musica, di cui il Metodo non rinnega la logica né tradisce le regole, ma da cui molte volte si allontana per ascoltare le necessità della persona e creare proposte terapeutiche su misura, perciò realmente incisive.
  Ecco perché ci piace definire il nostro lavoro Terapia del suono, suono su cui abbiamo imperniato e sviluppato anche il Metodo Cavallari®
Alcuni momenti di terapia

    Test sonoro
  La scienza acustica fornisce oggi studi esaurienti sulle modalità di ricezione degli stimoli sonori. Si tratta di una delle facoltà dell’essere umano, il quale si dimostra più o meno sensibile e più o meno reattivo.
  Nel nostro Test sonoro, il campo di interesse si estende agli aspetti percettivi, per indagare su quanto c’è di personale nel rapporto fra cervello e suono.
  Ecco perché siamo in grado di individuare sia una capacità percettiva nella norma, sia un’attitudine alterata e sintomatica. Al di là dello spettro delineato, abbiamo la possibilità di cogliere una o più risposte dovute a patologie di differente natura.
  Articolato in diverse prove – a loro volta declinabili in numerose varianti – il Test affronta e analizza gli aspetti cardine dell’universo sonoro, sia nella qualità delle manifestazioni sia nella loro distribuzione. Fornisce una mappa fedele dell’attività cerebrale della persona, così come evidenzia eventuali carenze utili a definire il suo quadro clinico.
  Va da sé che l’applicazione del Test sonoro è adatta alle verifiche più disparate: da normale screaning diagnostico e orientativo – con i bambini, per esempio, per valutarne attitudini e capacità – fino alle situazioni sospette o più dichiaratamente critiche.
  In ambito clinico, il Test sonoro si traduce in un mezzo essenziale per l’impostazione del percorso terapeutico.

Test sonoro 1 e Test sonoro 2
  L’idea di creare un Test sonoro nasce all’interno del nostro lavoro in neuroriabilitazione e, più precisamente, nel lavoro con pazienti in stato vegetativo e minimamente responsivo.
  Si tratta indubbiamente di una sfida. La persona non può fornire risposte verbali, né risposte certe.
  Eppure, quella che vince è la volontà di costruire uno strumento capace di rilevare proprio quello che l’altro non è in grado di dirci.
  Abbiamo dalla nostra parte la profonda conoscenza del fenomeno sonoro-musicale e, al tempo stesso, lo studio attento delle risposte. Via via che la Terapia del suono procede – e l’esperienza clinica si consolida – osserviamo e a poco a poco estrapoliamo i parallelismi fra stimolo sonoro e reazione cerebrale, pur senza dimenticare il rapporto che lega suono e risposta emotiva.
  È così che nasce il nostro primo Test sonoro, oggi definito Test sonoro 1 e dedicato alla bassa responsività.
  Confortati dai risultati, estendiamo l’applicabilità del Test ad altri tipi di lesione cerebrale, creandone un nuovo modello: il Test sonoro 2, rivolto al campo della neuropsicologia.
  Pur essendo fondato sugli stessi criteri di base, il Test sonoro 2 si differenzia per l’impostazione pratica, gli ambiti di indagine specifica, il genere di stimoli, gli obiettivi, le modalità di somministrazione, l’utilizzo, la frequenza, e così via.
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  Il Test sonoro 1 ci ha accompagnato fedelmente nel lavoro con i pazienti in coma e con esiti di coma, così come il Test sonoro 2 si è rivelato un valido alleato nella terapia dei disturbi cognitivi, disturbi del linguaggio (es. afasia), disturbi del comportamento e altri.
  Abbiamo utilizzato entrambi nelle diverse strutture ospedaliere, sia come test di ingresso (diagnosi) sia come test di controllo (valutazione regolare dei risultati) sia  come  test conclusivo prima delle dimissioni, per valutare globalmente l’esito del lavoro svolto.
  Fornito di tabelle specifiche per il rilevamento dei dati e per il confronto delle diverse risposte, il Test sonoro si presta molto bene a valutare anche le modalità percettive delle persone cosiddette sane, in un’eccellente indagine sulle attitudini musicali, uditive, percettive, reattive. In una parola, sul mondo interiore di ciascun individuo in rapporto agli stimoli dell’universo sonoro-musicale.



    Anamnesi sonora
  Ispirata al modello di Rolando Benenzon ma completamente ricostruita, la nostra Anamnesi sonora è stata creata in due versioni: Anamnesi sonora 1 e Anamnesi sonora 2.
  Il primo modello – Anamnesi sonora 1 – si rivolge alle persone in coma o con esiti di coma; il secondo – Anamnesi sonora 2 – alle persone con disturbi cognitivi, disturbi del linguaggio (es. afasia), del comportamento e altro.
  Sebbene entrambe le versioni nascano nell’ambito del nostro lavoro in neuroriabilitazione e neurospicologia, si estendono a qualsiasi altra situazione e costituiscono un’ottima indagine preliminare per ogni progetto terapeutico.
  Come si evince dalla definizione stessa, lo scopo è quello di raccogliere la storia sonora del paziente: non tanto i gusti musicali quanto le memorie, le attitudini, il rapporto personale con il suono e la musica.
  Constano entrambe di una nutrita serie di domande – da proporre rigorosamente nell’ordine – e prevedono risposte verbali, perciò necessitano quasi sempre della collaborazione dei familiari e degli amici, fino a includere – se necessario – anche i conoscenti.
  Lo svolgimento dell’Anamnesi sonora porta spesso regali inaspettati, primo fra tutti il coinvolgimento attivo della famiglia nell’iter terapeutico. Il risultato è quello di stemperare il senso di impotenza che spesso assale i familiari delle persone ospedalizzate, gratificandoli della meravigliosa sensazione di sentirsi utili.

    Una volta completate le interviste, ci si accorgerà di avere ottenuto non tanto una semplice lista di ricordi, quanto piuttosto un vasto mosaico di note, di voci, di canzoni, di rumori, di situazioni sonore che si intersecano, si uniscono, si sovrappongono, senza smentirsi mai. Anzi, rafforzandosi a vicenda e dando a noi un’immagine molto concreta – multidimensionale, vorremmo dire – del mondo sonoro della persona.
    [dal nostro libro   Suono, musica, musicoterapia ]


Nel nostro studio con un paziente, per la compilazione dell’Anamnesi sonora 2

    UNA NOTA PERSONALE
  Il lavoro con le persone in difficoltà si traduce sempre in uno scambio umano di inestimabile pregio. Arricchisce e nutre, molto più di quanto si possa immaginare.
  Sembra trita retorica, ma non lo è affatto. Dobbiamo tanto ai nostri pazienti, che negli anni ci hanno insegnato il valore della vita, dell’amore per se stessi, della forza morale, dell’accettazione, della pazienza, dell’impegno costante, della lotta per la salute.
  E che hanno accettato di dialogare con noi nei modi più diversi, restituendoci intatto il privilegio della comunicazione umana.
  La terapia “è proprio l’avventura di un dialogo, ogni volta diverso. Solo che il suo valore non sta nel che cosa viene detto. Sta nel fatto di dialogare.”
    [dal nostro libro   Suono, musica, musicoterapia ]